|
| 
Piazza della Vittoria

Ingresso al Palazzo Baronale

Cappella rurale di S. Oto
Per avere altre informazioni sulla
realizzazione di questo sito o per fare dei commenti clicca qui! |
|
ORIGINI
E STORIA
Castelbottaccio, comune della Provincia di Campobasso, è situato in collina ad una
altitudine di 618 m. s.l.m., confina con Civitacarnpomarano, Lucito, Lupara e il fiume
Biferno. Il suo territorio si estende per una superficie di ettari 1126,5. Popolazione:
796 abitanti. Economia: prevalentemente agricola. . Tra i residenti attuali si annoverano
numerosi abitanti dei paesi vicini che nel passato si trasferirono a Castelbottaccio,
considerato centro economicamente più progredito, con piccole imprese come il Lanificio,
il Molino, il Pastificio, due negozi di calzature, due di tessuti, tre frantoi oleifici,
due dei quali ancora in funzione e molte attività artigianali, come, in particolare,
quelle della lavorazione della pietra, con manufatti in forma di portali, finemente
lavorati, uno dei quali è incastonato nel capitello della chiesa di Santa Maria di
Canneto (Roccavivara), opera dell'Artista Niro Giuseppe. Ancora oggi questa
attività sopravvive, grazie all'opera di Giovannelli Mario Giuseppe.
Castelbottaccio è uno dei numerosi Comuni sorti presumibilmente in tempi
di poco anteriori al mille. Poco ci è dato di dire di concreto circa l'etimologia che ne
concerne il nome; parecchio, invece, delle deformazioni strane e talora ridicole alle
quali il nome stesso si è prestato.
L'etimo primitivo "calca" del suo nome antico (storpiato poi in più modi) era
forse non altra cosa che la voce araba "Kalaat" che vale fortezza: la quale,
secondo il Famin (104), spiega g nomi di Calatafimi (Fortezza di Eufemio), Caltabellotta
(Fortezza delle querce), e Caltanisetta (Fortezza delle donne). Ammettendo tale etimo, e
dovendo spiegare l'intrusione della parola araba, una sola congettura verosimile sarebbe
consentita, e cioè che Caltabottaccio o ripeta le proprie origini da una colonia
saracena, o dei Saraceni rammenti qualche particolare fasto o nefasto durante le loro
incursioni nel Regno dal IX all'XI secolo.
Il nome del Comune nel Catalogo Borrelliano è "Calcabuzam", di pretto sapore
orientale: in un diploma angioino del 1418 "Cac- cabuchaciam": al termine del
secolo XV "Castrum Carcabutacii" e "Carricabottazzo": dal XVI in poi
"Carcabottaccio" - "Calcabot- taccio" - "Calcabovazzo"
(nell'Aldimari), e finalmente "Castelbot- taccio".
A proposito di questa ultima forma, scriveva il Giustiniani nel 1797: "Con errore in
alcuni notamenti leggo Caccabottaccio, ma un maggiore errore si è poi quello di taluni
recenti nostri scrittori, chiamandola Castelbottaccio, giacché non ebbe mai un tal
nome". (105) Il Giustiniani aveva ragione: il tempo però gli ha dato torto; poiché
oggi si chiama proprio così nella dizione ufficiale.
NOTIZIE FEUDALI
Al tempo dei normanni Castelbottaccio faceva parte della Contea di Molise. Nel 1132 ne
era signore Malfrido o Manfredo Marchisio: nel 1148 il figlio Ugone: nel 1178 Ragone
Marchisio. E' da notare che Marchisio non esprime altro che "signore della
Marca": non vale "marchese", e tanto meno è cognome famigliare.
Castelbottaccio nell'epoca sveva e gran parte dell'angioina, seguitò ad essere feudo
della casa comitale di Molise, e nel 1309 era in vita un Raone Marchisio signore di
Castelbottaccio e di Lucito, secondo riporta l'Aldimari.
All'esordio del regno di Roberto d'Angiò il feudo era tenuto dalla famiglia di Sangro, la
quale ne fu signora sino al 1465, allorché per fellonia verso Ferrante I d'Aragona ne
venne privata. La famiglia di Sangro vanta origini anteriore al mille, essendo indigena
della vallata del Sangro e diramazione della casata longobarda dei Conte dei Marsi.
Castelbottaccio, devoluta al demanio, fu data in feudo nel 1477 a Luigi Gesualdo Conte di
Conza. La prosapia nobilissima dei Gesualdo, derivante da prole di Re normanno, ripeteva
il cognome dal castello di Gesualdo (Avellino) che fu il suo primo feudo.
Con diploma del 10 maggio 1498 essa fu data in feudo al Gran Capitano, è noto poi che,
richiamato in Spagna nel 1507, tutti i feudi che aveva posseduti vennero incamerati dal R.
Fisco ed esposti in vendita.
Castelbottaccio restò aggiudicata ad un cavaliere dei Sangro, del quale ignoriamo il nome
battesimale, come ignoriamo la successione feudale nella famiglia a tutto il 1560.
Sappiamo invece con precisione
che nel 1560 trovandosi eredi del feudo Vittoria e Lucrezia di Sangro (ambo monache
professe nel Monastero della Croce di Lucca di Napoli) figliole di Adriana Tomacello,
queste fecero donazione del feudo a costei.
Adriana Tomacello passò a seconde nozze con Alfonso Piscicelli, e morì verso il 1569.Da
Adriana ed Alfonso nacque Gianfrancesco che, quale erede della madre, stabilì la signoria
dei Piscicelli in Castelbottaccio, con inizio
dal 1569. La famiglia Piscicelli, fra le più antiche del Reame, era ascritta al
patriziato nel Seggio di Capuana, ed era assunta all'ordine di Malta fin dal 1402.
L'insegna dei Piscicelli: una banda adentata di oro e di azzurro,
sopra della quale è un rastrello, il tutto in campo rosso.Gianfrancesco Piscicelli -
nipote «ex filio» dell'omonimo - morì nel 1646, ed ebbe ad erede il germano Berardino
(nominato dal Capecelatro nel suo «Diario»): il quale fu l'ultimo titolare della stirpe.
Il feudo, allora, ad istanza dei creditori di lui, venne messo all'asta dalla R. Corte, e
rimase aggiudicato nel 1655 a Giambattista Ferri. Giambattista Ferri e la sua discendenza
tennero
Castelbottaccio in feudo sino ai primordi del secolo XVIII, e cioè per oltre mezzo
secolo, e lo venderono poscia ai Cardone. Domenico Cardone, oriundo di Atessa, utilista di
Archi e Fara in Abruzzo, teneva intestata Castelbottaccio nel 1725, ma probabilmente
ne era titolare da assai tempo prima. Non è da confondere questa famiglia Cardone,
indigena, con la famiglia Cardona dell'antico patriziato catalano, venuta nel Reame con
Alfonso I d'Aragona illustrata dal valore e dalla lama di Raimondo di Cardona.
Furono successori a Domenico.-
a) Nicola, titolare certamente dal 1731: il quale ebbe due figli, Francesco e Vincenzo.
Morì nel 1740.
b) Francesco, nato il 22 novembre 1735: il quale in età di 46 anni sposò - nel 1781 -
donna Olimpia Frangipane figlia del Duca di Mirabello, la quale contava 20 anni essendo
nata il 16 luglio 1761.
FESTE E TRADIZIONI
Prima dell'evento della società tecnologica, erano fiorenti a Castelbottaccio feste e
tradizioni alle quali aderiva con interesse tutta la popolazione, creando quel fenomeno di
unione comunitaria dove la Festa era l'occasione di incontro e di pause liete dopo il
lavoro. Di queste feste e tradizioni restano solo il ricordo di un patrimonio culturale
che il tempo man mano va cancellando. 16 Gennaio - In onore di S. Antonio
Abate, protettore degli animali, i devoti fanno lessare granturco e grano detti
"Ciciariell" che vengono dati in pasto agli animali, come simbolo di protezione
e liberazione da tutti i mali. 19 Marzo - San Giuseppe. E' devozione
della gente del luogo ospitare tre persone raffiguranti la "Sacra Famiglia", e
dar loro da mangiare la "Minestra" consistente in diverse pietanze, prive di
carne. 12 Giugno - Si allestiscono falò in onore di San Antonio. 25
Giugno - Si ricorda la caduta di un fulmine (25 giugno 1888) che divelse parte
del torace e due dita del bambino della statua della Vergine delle Grazie. 30 - 31
Luglio - Festa Patronale in onore di San Oto e della Madonna delle Grazie. 22
- 23 Agosto - Santa Giusta. 22 agosto giornata dedicata al culto della Santa
presso la cappella rurale omonima e suggestiva fiaccolata; festività che si protrae nel
giorno 23 con riti religiosi nel paese. 21 Settembre - San Matteo. In
tale ricorrenza, animali e mezzi agricoli, adornati di prodotti della terra, offerti poi
alla parrocchia, sfilavano davanti alla cappella di S. Rocco, in segno di ringraziamento
della buona annata e di scampato pericolo, ricevendone la benedizione. |