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Veduta del paese

Antico portale

La casa di Francesco Jovine

Il lago di Guardialfiera
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Premessa
A Guardialfiera è ancora possibile assaporare
usanze e tradizioni non "inquinate" dal consumismo e dallo sfruttamento
turistico.
Infatti questa terra è depositaria di bellezze naturali, di tesori d'arte, di antiche
tradizioni che solo alcuni conoscono o hanno potuto immaginare leggendo i libri di
Francesco Jovine, ricordando storie, fantastiche e reali, della gente di questa parte dei
Molise.
Andare a spiare le meraviglie di una natura ancora intatta, il fiume e le campagne che la
mano dell'uomo ha appena toccato, senza arrecare alcuna grave compromissione.
Il paesaggio è costituito da boschi e macchie di vegetazione arbustiva e cespugliosa di
tipo mediterraneo che fa contrappunto a lontani paesaggi marini. Dalla collina più
elevata è possibile ammirare un vario e pittoresco panorama: il mare Adriatico e le Isole
Tremiti.
Notevoli sforzi sono stati fatti per valorizzare il patrimonio architettonico del paese e
per utilizzare a scopi turistici le bellezze naturali di cui la montagna è ricca, vera
oasi di vegetazione con acqua ed aria salubre.
Cenno geofisico
Guardialfiera è una cittadina con 1199 abitanti (ma per
un massiccio fenomeno migratorio diverse centinaia di persone sono residenti in paesi
europei ed extraeuropei).
Situato sulla dorsale di una dolce collina a 280 metri sul livello dei mare sulla parte
sinistra dei fiume Biferno, rispecchia la sua fresca radiosa bellezza nelle onde di un
immenso lago artificiale.
Guardialfiera ha un clima salubre e si trova nella provincia di Campobasso, nella regione
Molise e dista dal capoluogo circa 42 Km. e dalla cittadina adriatica di Termoli 33 Km.
Ha un agro di 43,16 Kmq, i parte coltivato (frumento, vigneti, uliveti) e in parte bosco.
Di notevole importanza turistica sono il bosco San Nazario ed il lago artificiale, incui
si sta programmando l'utilizzazione per la pesca sportiva.
Breve sunto storico
Sorta intorno al decimo Secolo, la denominazione
"Guardialfiera" è luogo di diverse interpretazioni. La prima ritiene che
Guardialfiera sia l'equivalente di "custodia": una sorta di "Guardia degli
Alfieri"; la seconda ritiene il nome di Guardialfiera derivante da "Guarda
Alfano" così chiamato "Alfano" il monte a fronte dei paese; la terza fa
derivare Guardialfiera dal nome di "Adalferio", Conte di Larino che nel 1049, al
tempo della dominazione Longobarda, era Feudatario di Guardialfiera e del territorio
circostante.
Nel secolo XI Guardialfiera fu insignita della Sede Vescovile da Papa Alessandro II in
compenso alla buona accoglienza fatta precedentemente dai guardiesi al Papa Leone XI nel
suo passaggio per i nostri luoghi. Rimase Sede Vescovile fino al 1818 quando, in
conseguenza del Concordato, venne soppressa.
Nel corso dei secoli, Guardialfiera ha subito notevoli trasformazioni legate al processo
evolutivo dei vari periodi storici. Inizialmente era costituita da un'unica fortezza a
guardia della valle dei Biferno. Successivamente intorno al castello vennero costruite la
Chiesa e le prime case (ancora oggi la zona viena chiamata "Piedicastello")
circondate da mura di difesa. Nella cinta muraria vi erano tre porte che costituivano gli
unici accessi al centro abitato. Gli ultimi resti delle mura e la porta principale che
erano situate nell'attuale Piazza Aldo Moro, vennero distrutti all'inizio del 1900.
Nei primi dell'800 invece, Guardialfiera si è estesa e sviluppata anche oltre la cinta
muraria seguendo la conformazione naturale del luogo. Caratteristico è il Borgo Medievale
detto "Piedicastello", che è sorto intorno e sotto il Castello ora diroccato,
si abbarbica sul dorso della Collina in prossimità della Cattedrale.
Personaggi illustri
Francesco Jovine:
(Guardialfiera 1902 - Roma 1950) |
Visse nel mondo scolastico
prima come maestro, poi come professore ed infine come direttore didattico.
"Ladri di galline" è la sua prima Opera (Modena 1930) cui segue "Un uomo
provvisorio" (1934), che focalizza l'intellettuale molisano che giunge a Roma
contutte le sue ambizioni.
Del 1942 è "Signora Ava", grande affresco della vita molisana nel periodo
dell'Unità d'Italia. I racconti "Il pastore sepolto" (1945), "L'impero in
provincia"(1945) e "Tutti i miei peccati" (1948) anticipano il capolavoro
dello scrittore Molisano: "Terre dei Sacramento"(1950), pubblicato nell'anno
della sua morte.
L'1 novembre 1990 è stato eretto allo scrittore Francesco Jovine, nel quarantesimo anno
della sua scomparsa un massiccio "Pannello bronzeo", realizzato dalla scultrice
Rita Racchi, donato dalla Banca Popolare dei Molise. |
| Franco Mancini |
E' un artista guardiese che,
per il suo carattere piuttosto schivo, si é tenuto un pò lontano dal grande pubblico,
salvo in poche occasioni.
L'artista ha prestato sempre grande interesse per le più svariate tendenze artistiche ed
è da quindici anni amante della scultura. Nel giro di pochi anni, ha raggiunto una buona
padronanza tecnica ed una giusta conoscenza nell'uso dei legni.
Da tempo realizza statuine con legno, perfettamente intagliate, con la caratteristica di
avere un collo esile affilato e modellato. Tra i vari soggetti, ha realizzato la figura
particolare dei "Cristo" sovrapposto ad un tronco d'albero. Il legno si è
piegato alla sua immaginazione ed alle sue mani; i pezzi sono di rara finitura, sono
unici, originali, senza copie o calchi, trattati con la determinazione del pensiero di
entrare dentro la materia e renderla viva. |
Vincenzo Cirella+
(Guardialfiera 1939 - 1987) |
Nel 1968 ha dato alla stampa la
prima raccolta di poesie "Un cuore che batte"che rispecchia principalmente la
vita del suo Molise. Nel 1980 è stata pubblicata la seconda raccolta
"L'innocente" e del 1981 è il romanzo "Dal niente al nulla". |
Chiesa di Santa
Maria Assunta
Ogni paese contiene nel suo interno, quasi nel suo andito
più riposto, la Chiesa con il Campanile. A Guardialfiera vi è l'antichissima Cattedrale
di Santa Maria Assunta. Maestosa, monumento di stile in prevalenza Longobardo ancora tutto
da capire e da scoprire: dai bassorilievi su pietre squadrate incastonate nelle masse
murarie, al copioso deposito di civiltà e di arte dei nostri padri, ai preziosi paramenti
ed alle suppellettili Sacre. Si è aggiunto negli ultimi anni lo stupore per la scoperta
della Cripta Paleocristiana, sotto l'altare Maggiore della Cattedrale.
Essa, in origine, comprendeva tre navate, ricche di pitture e ornate dalle armi di Vescovi
secondo l'antico costume. La molteplicità di elementi romanici di chiara influenza
longobarda, gotici e barocchi presenti insieme alla rinfusa sui muri perimetrali della
Chiesa, sono testimoni tangibili che il tempio ebbe uno sviluppo architettonico di
rilievo. L'edificio per varie cause, prima fra tutte il terremoto, più di una volta
dovette essere restaurato, così da rendere attualmente difficile una sua lettura in
chiave architettonica. La facciata principale presenta un portale distile barocco, mentre
sulla facciata orientale si apre, molto sollevato da terra, un portale al quale si accede
tramite una scala laterale. Esso e detto "Porta Santa" e annualmente viene
aperta per le indulgenze eccetto negli anni Giubilari.
A sud vi è l'accesso alla Cripta abbastanza ampia con archi a tutto sesto e copertura a
crociera. Ad occidente, fra conci grezzi lavorati a disegno geometrico o a figure umane,
vi è un altro portale Gotico (oggi murato), inquadrato in una specie di pannello formato
da tredici archetti pensili di chiara derivazione Longobarda.
Manifestazioni
Ad ogni Natale "Piedicastello" diviene
Betlemme, dando vita ad un caratteristico ed originale Presepe. L'itinerario e le scene
viventi del Presepio si snodano fra le sequenze di costoni di roccia, scantinati,
piazzali, atri, dirupi e così il gradevole ed armonico salire di scalini, si dipana poi
nella rincorsa di vicoletti in bianchi casamenti, attraverso il ritmo scenografico di
fiaccole e di efficaci contrasti. Lungo questi vicoletti si aprono le botteghe dello
scalpellino, del venditore di pane, delle filatrici di lana e gli altri esercizi, che
ripetono nell'arredamento mistico, nei gesti dei protagonisti, nei paludamenti, i
personaggi che in quella Notte Santa furono testimoni di un miracolo annunciato dalla
Cometa. Si arriva così alla grotta della Natività, realizzata entro la Cripta
Paleocristiana della Cattedrale.
Quel ch'e più bello in questa corniceunica di suggestione, é la partecipazio-ne corale
sinceramente sentita dallagente dei luogo, che vive intensamentel'atmosfera che s'ispira
all'amore, allabontà, alla solidarietà. |