
Panorama - Veduta
Calvario
Castello - Veduta Via
Roma

Chiesa
"Santa Maria Assunta"
Piazza Umberto I
Chiesa
"S. Nicola"
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Posizione
geografica
Sulla strada che da Campobasso porta a Termoli ad
un'altitudine di 550 m.s.l. m. sorge Lupara, piccolo paese arroccato su di
una collina che declina verso la fondovalle dei Biferno. Il territorio
comunale si estende per 2566 ettari con una popolazione di 736 abitanti.
L'agro di Lupara è costituito da zone di terreno argilloso e colline
silicee. La posizione collinare ed il terreno fertile
favoriscono l'agricoltura, parte integrante dell'economia del paese; molti
ettari di terreno vengono coltivati a cereali (grano, orzo e avena); di
particolare spicco è la produzione olearia, tra le migliori della regione,
tanto che Lupara ha conquistato, recen-temente, il marchio di città
dell'olio; ottima è anche la produzione a livello familiare, di vino.
Il centro storico è di origine medievale e conserva
ancora, in parte, la caratteristica costruzione delle case addossate al
castello e alla chiesa; attualmente la vita cittadina gravita intorno alla
piazza dove si trovano gli edifici più importanti: il Comune, le scuole
elementari e medie e l'ufficio delle Poste e Telecomunicazioni.
Lupara confina a nord-est con Guardialfiera; a est con
Casacalenda; a sud con Morrone del Sannio; a sud-ovest con Castelbottaccio e
ad ovest con Civitacampomarano.
I servizi di trasporto pubblico vengono assicurati con
un efficiente servizio di linea.Lupara dista dal capoluogo regionale 38 km;
da Termoli 40 km e da Isernia 80 km.
Profilo storico
Lupara in tempi antichi veniva più comunemente chiamato con il nome di
"LUPARIA", forse perché funestato dai lupi, o dall'abbondanza nel suo agro di un'erba così chiamata e che riusciva,
perché velenosa, a tenere lontani questi animali.
Comunque si potrebbe avanzare l'ipotesi che "LUP-ARIA" sia una contrazione di
"LUP-ERC-ARIA" dalle feste lupercali in onore dei dio Pane.
Di Lupara si ha conoscenza fin dal periodo normanno e nel 1148 era proprietario del feudo un
certo Ugone Marchisio, al quale successe il figlio Manfredo.
Nel periodo svevo è probabile che il feudo venisse incorporato nella Contea di Molise, ma non c'è
nessun documento che possa testimoniarlo.
Durante la dominazione angioina il feudo di Lupara apparteneva ad una famiglia che assunse
come prenome il nome stesso dei feudo: "LUPARIA".
Tra i membri di questa famiglia va ricordato Nicola di Luparia, deceduto nel 1270 circa e al
quale successe il figlio Pietro, noto per aver preso parte ad uno degli episodi più importanti della lotta
tra Filippo il Bello, re di Francia e Bonifacio VIII.
L'episodio è quello relativo alla gesta di Anagni, e ricordato da Dante nel Canto XX del Purgatorio(verso 86).
Dopo che il Pontefice aveva scagliato contro il re la scomunica, e questo aveva risposto
facendo proclamare da un concilio di vescovi l'illegittimità dell'elezione di Bonifacio; il 7 settembre
1303 Guglielmo di Nogaret, ministro del re e Sciarra Colonna penetrarono con uno stuolo d'armati
nella residenza papale di Anagni e arrestarono il pontefice con l'intenzione di portarlo
in Francia. Liberato dall'insurrezione popolare, Bonifacio tornò a Roma, dove "per la ingiuria ricevuta gli sorse...
diversa malattia, che tutto si rodea come rabbioso, e in questo stato passò di questa vita a dì 12d'ottobre" (Villani).
Pietro di Luparia, uomo coraggioso e amico di Sciarra Colonna, partecipò di persona alla
cattura del pontefice, ma il suo nome fu ignorato da tutti gli scrittori che si occuparono dell'evento; l'unica
testimonianza pervenutaci è data da una pubblicazione del Miniero Riccio nella quale si può
leggere che Pietro, non solo partecipò alla cattura del papa ed alla rapina del Tesoro apostolico, ma
ordinò al suo primogenito di uccidere il Tesoriere Gregorio.
Entrambi rimasero impuniti, ma nel 1304 Pietro chiamato dinanzi alla giustizia fu condannato e
gli venne confiscata una terza parte dei feudi e nel 1305 venne sequestrato anche il castello di Lupara.
Filippo di Luparia, figlio di Pietro e uccisore dei Tesoriere della Santa Sede sposò Francesca
Capuano, figlia dei conte di Bojano, la quale ebbe come dote Longano, che nel 1330 scambiò
con Morrone e Castiglione.
Filippo e Francesca ebbero un solo figlio a proposito del quale si ignorano il nome e la vita e con
il quale, nella prima metà dei XIV secolo, molto probabilmente si estinse la famiglia.
Successivamente Lupara divenne feudo della famiglia Caracciolo e nel 1404 fu acquistata da
Giovanni Acquaviva, il quale ne rimase proprietario fino all'avvento della monarchia aragonese nel1442.
Nel 1495 il feudo venne concesso ad Andrea di Capua e da qui non si hanno notizie fino al 1550quando venne acquistato da Domenico de Blasiis, che a sua volta lo concesse ad Ottaviano Ferri
e di cui i numerosi discendenti ne divennero i titolari.
A questo punto ci fu un'interruzione alla reggenza di questa famiglia,fino al 1760, quando il
feudo passò alla marchesa Laura Ferri, figlia di Giovanni.
Il feudo, successivamente, passò ad Alessandro Pignone del Carretto, figlio di Laura che fu
l'unico titolare fino al 1806.
Con la riforma murattiana del 1811 il paese fu compreso nel Distretto di Larino.
Chiese e Diocesi
Lupara apparteneva all'antica Diocesi di Guardialfiera soppressa con il Concordato dei 1 8 1 8 e
passò a far parte dell'attuale Diocesi di Termoli-Larino.
Il comune ha una sola parrocchia dedicata a Santa Maria Assunta.
La chiesa parrocchiale si eleva sulla parte più alta del colle e domina l'intero abitato; aveva a
fianco il palazzo marchesale, oggi dei tutto distrutto.
Essa risale al XVI secolo e venne consacrata il 20 maggio 1694 da mons. Fabrizio Cianci,
vescovo di Guardialfiera.
Nel 1729 fu elevata a Collegiata insigne da mons. Battiloro, per grazia concessa dal papa Benedetto XIII con lettera commissionale dei cardinale Lercati, Segretario di Stato, in data 19 luglio 1728.
In origine la chiesa era ad una sola navata e di stile romanico; nel 1734 fu ampliata con
l'aggiunta delle due navate laterali: ciò è ricordato dalla scritta che si legge sull'architrave della porta centrale:"ARCH. D. JOSEPH DE LEONARDIS A.D. 1734".
Nel 1853, essendo parroco Michele Salvatore, si costruivano le volte delle tre navate senza
rispetto però dello stile primitivo.
Sulla facciata due conci di pietra lavorata incorporati a caso risentono di esecuzione romanica; il primo, collocato sul portale, è un frammento di archivolto scolpito molto rozzamente, sul quale riappare il tralcio con grappoli d'uva; il secondo, collocato a destra dei portale, è una lastra
corrosa occupata interamente dalla figura di un leone con chimera incisa e con evidenti unghie lunghe
e corpo piatto: alcuni studiosi sostengono che la figura rappresenti un lupo e quindi il riferimento
al nome del paese, Lupara.
Di recente la chiesa è stata sottoposta ad un restauro; i lavori sono stati coadiuvati dalla Sovrintendenza alle belle arti e
all'interno è stata rinvenuta una colonna appartenente alla struttura originale.
Fiere, Mercati e Feste
Settimanalmente a Lupara ha luogo un mercato di merci varie.
Annualmente si tengono due fiere importanti: quella dell'Incoronata l'ultimo sabato di aprile
e quella di San Matteo il 25 settembre.
Sebbene la festa dei patrono, San Nicola, ricorra il 6 dicembre, i festeggiamenti più rilevanti
avvengono il 21 e il 22 luglio in onore di Sant'Antonio da Padova.
In quell'occasione oltre al grande numero di emigrati che ritornano a casa, tutto il paese è in
movimento.
Il momento più importante è costituito dalla processione durante la quale vengono offerti da
diverse persone svariati (tomoli) di grano per aggiudicarsi il privilegio di trainare, con i propri buoi, il
carro del santo, che viene portato su di un'aia dove riceve offerte di covoni (manocchie) di grano.
Inoltre è da ricordare la festa di San Giuseppe in occasione della quale è consuetudine
distribuire pagnottelle di pane benedette e "scarpelle" a tutte le famiglie e preparare le tredici pietanze con
la rappresentazione della Sacra Famiglia.
Gastronomia
Tra i piatti gustosi della cucina luparese meritano un assaggio cavatelli e
fusilli; "taccozze e ceci"; "sagnetelle e fagioli" e "pizz' e foglie"; non meno gustose sono le soppressate e le salsicce. I dolci locali molto apprezzati sono: i "cielle"; le "pigne"; i "fiadoni" e i
"calgioni".
Costantino Lemaître
Nacque a Lupara nel 1758 da Giuseppe ed Eufemia Salvatore; intraprese gli studi classici sotto
la guida del dotto Francesco Fede di Petrella.
Laureatosi in legge, si ritirò a Lupara e nel 1784 sposò Maria Giuseppa Vincelli dì Casacalenda;
in questo stesso periodo istituì una scuola privata ed ebbe tra i suoi discepoli Vincenzo Cuoco.
Con l'inizio della rivoluzione francese le nuove idee si propagarono nel Comuni più evoluti: a Castelbottaccio, nel palazzo della baronessa Cardone avevano luogo dei convegni che erano seguiti
da un numero grandissimo di amici, ma nel 1795 vennero arrestati tutti coloro che erano soliti
intervenire con il sospetto di promulgare ideali rivoluzionari. Costantino
Lemaître era dei gruppo e arrestato venne condotto nelle carceri di Lucera, dove interrogato divagò su tutto e accusato di
tradimento.
Nel 1799 Guglielmo Pepe fu compagno di cella di Lemaître per circa un mese sul quale scrisse:
" ... fui dunque posto in una camera oscura tanto, che direi meglio una spelonca, ove, per quanto
potei a prima giunta discerner al
debol lume di una lampada, v'erano tre uomini ignudi... Due di quei
prigionieri avevano aspetto d'assassino; ma l'altro mi fé sovvenire un personaggio di Voltaire...
mi chiese del mio nome e dei miei studi; ed io di tutto lo soddisfeci; e poi mi soggiunse chiamarsi
Lemaître, marchese di Guardia Alfiera... io trovai nei suoi ragionamenti un uomo eruditissimo.
Mi narrò con massima precisione delle congiure repubblicane e di tutti i cospiratori. Per causa ditali congiure diceva essere egli da parecchi anni in prigione... e non accusavasi di debolezza,
ma bensì diceva che aveva cercato di salvare se. stesso e i suoi complici... questa parte della sua
narrazione me lo rendeva sospetto; ma ... colpevole di qualche debolezza prodotta dagli
strazi che fattogli aveva soffrire la tirannia del governo".
Caduta la repubblica Lemaître continuò ad espiare la sua colpa fino al febbraio del 1 80 1 quando riconquistò La libertà.
In questo periodo Guglielmo Pepe ebbe modo di rivedere Lema7itre ridotto in miseria in una
piccolissima stanza d'albergo.
Costantino Lemaître visse a Napoli fino al 1803, poi tornò a Guardialfiera dove si spense,
lontano da ogni attività, il 6 ottobre 1828.
Gianleonardo De Leonardis
Nacque a Lupara nel 1812 da Angelo Michele e Nicolina de Gregorio da Montenero di Bisaccia morì.sempre a Lupara il 26 gennaio 1876.
De Leonardis viene ricordato perché ideò, nel 1857, un Compasso Contatore: cioè un
contatore applicato ad un compasso agrimensore per la rilevazione e la determinazione della superficie agraria dei terreni.
Il contatore ha un meccanismo abbastanza complicato, ma ha comunque la capacità di segnare
il numero progressivo dei giri da I a 999.
Vari speculatori approfittarono di questo preciso congegno e il De Leonardis, rimasto inerte,
non provvide alla rivendicazione dei propri diritti.
Folklore
L'area di Lupara non vanta una tradizione folklorica assai importante ma, di recente, si è cercato
in tutti i modi di rivalutare alcuni aspetti per tener viva la tradizione di alcuni
momenti tipici e significativi del lavoro e dei divertimento di un tempo.
E' con questo scopo che nel febbraio del 1995 si è sostituito, per la prima volta, un gruppo folkloristico.
Il gruppo prende il nome da un piccolo fascio di spighe di grano denominato "MANOCCHIE", nome con cui veniva indicato un'unità di misura dei grano tra i contadini.
Nel "MANOCCHIO" si conserva l'atmosfera torrida dei campi, il pesante lavoro del contadino e
il clima di ristrettezze in cui viveva la gente che lavorava nei campi. I costumi del gruppo, non originali, sono una riproduzione.
Anche se da poco tempo costituito, il gruppo ha partecipato alle seguenti significative
manifestazioni:
1995 - TAGLIACOZZO (AQ): terza edizione "Italia e Regioni" (FITP)
1996 - TERMOLI (CB): XII Festival Internazionale del Folklore
1996 - AUSONIA (FR): IX Raduno di Gruppi folkloristici
1996 - ROMA: 'N DOCCIATA DI AGNONE
Ha partecipato a varie manifestazioni regionali ed interregionali.
Nell'ambito della tradizione folklorica luparese vanno, inoltre, ricordati degli appuntamenti che si
ripetono ritualmente ogni anno.
Alla vigilia dell'Epifania la gente di Lupara si raccoglie nella piazza dei paese e da qui inizia
un lungo giro per le vie per cantare la cosiddetta "pasquetta": come allusione alla Pasqua
come massima festa religiosa del nuovo ciclo annuale, di cui l'Epifania è la prima manifestazione; essa è
un canto che rievoca la visita dei Magi alla capanna di Betlemme.
Anche nella notte di San Silvestro si scende per le strade per augurare a tutti, con un canto, il "Capodanno".
Ex feudi nell'agro attuale
San Sebastiano: Sul monte Calvario.
Santa Maria di Cerreto: Era un casale, la cui denominazione è rimasta alla contrada
Colle Cerreto, nella quale sorgeva.
Il suo arciprete partecipò ai Sinodi guardiensi dei 1521 e 1581. Fu distrutto dalla peste dei 1656
e dal terremoto dei 1688.
San Paolo di Lupara: Casale diroccato dal terremoto dei 28 ottobre 1789; da tempo, però,non aveva più il suo arciprete.
San Paolino Fontezaini o Fonteraini: Casale distante circa 2 miglia da Lupara; disertato dagli abitanti fin dal 1706; riabitato in seguito ed abbandonato dopo il terremoto del 1789. |