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In passato, la camera con finestra e cancellata in ferro posta sopra la bottega orafa era adibita a cella nella quale venivano decapitati i condannati a morte. L’esecuzione avveniva a mezzanotte, quando la cittadina ormai dormiva. Si narra che in questo palazzo venissero organizzate delle feste in cui erano invitate sempre 12 coppie fisse. A mezzanotte, improvvisamente, appariva una tredicesima coppia, sconosciuta e bellissima, che doveva essere la “coppia del diavolo”. Sembra che nel corso di una di queste feste danzanti crollò il pavimento e morirono 13 giovani. A ricordo di questo triste evento sarebbe stata incisa su una parete l’immagine di un teschio. Secondo la leggenda questi eventi disastrosi erano dovuti al fatto che il palazzo era stato maledetto dai condannati che qui avevano trovato la morte. Nel palazzo sono state rinvenute reliquie di San Francesco e Santa Chiara. Esse furono depositate nel palazzo alla fine del 1800 dalla Badessa di Santa Chiara, Matilde Gamberale, appartenente alla famiglia Nuonno. Il fatto che la bottega artigiana fosse annessa al palazzo nobiliare è un elemento utile a definire le origini borghesi-artigiane della nobiltà agnonese e del rapporto “casa-bottega” esistente nel passato. Su corso Garibaldi, di fronte a palazzo Nuonno vi è un’altra bottega orafa il cui portale, stranamente, è a doppio davanzale. Forse proprio per questo motivo nel 1806, sulla volta del portale è stato incisa questa frase alquanto irriverente: “Non mirar coglione, così ha voluto il patrone”. |
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