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Poche sono le notizie storiche relative a Belmonte. Sicuramente durante la dominazione normanna e sveva il feudo rientrava nella “Terra Burellensis”, una sorta di staterello indipendente dal potere centrale dominato dai Borrello, signori di Agnone, che stabilirono il loro capoluogo a Pietrabbondante. Con l’avvento della monarchia angioina la titolarità sul feudo di Belmonte passò prima alla famiglia Cantelmo e successivamente ai Filangieri. Nella prima metà del XV secolo titolare del feudo divenne la famiglia di Sangro di Casacalenda. Durante le lotte angioino-aragonesi Mario di Sangro, che parteggiò per questi ultimi -gli sconfitti- perse la titolarità del feudo, che passò al demanio regio e fu successivamente affidato, nel 1436, a Giacomo Caldora. Il Caldora subì all’incirca la stessa sorte del predecessore quando, nel 1443 la sua famiglia cadde in disgrazia di fronte ad Alfonso I d’Aragona per aver sostenuto la causa angioina nelle lotte del 1442. Il monarca aragonese infatti, spodestò il Caldora di molti suoi possedimenti e, in particolare, cedette il feudo di Belmonte ai Caracciolo. Furono proprio i Caracciolo che si impegnarono nella costruzione del palazzo da utilizzare come loro residenza. L’imponenza dell’edificio e le sue dimensioni rispetto a quelle dei fabbricati circostanti, in parte servivano a testimoniare il potere del signore sul resto della popolazione. In effetti, secondo alcune testimonianze, erano veramente poche le case signorili presenti nel borgo antico, che si distinguevano per la loro magnificenza e ricercatezza di stile. Nella prima metà del ‘600 il feudo fu venduto dai Caracciolo a Carlo di Tappia, ma nel 1648, alla morte di quest’ultimo, i Caracciolo appartenenti al ramo dei Principi di Santobuono tornarono ad esserne signori e proprietari e rimasero tali sino all’eversione della feudalità. Dopo questa data il palazzo subì la sorte di molti altri edifici signorili della regione: subì lavori di ristrutturazione intesi a parcellizzare il fabbricato, per trasformarlo in “comodi appartamenti”. |
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