Nel  centro storico di Casacalenda emerge per la sua imponenza il palazzo baronale dei duca di Sangro.

Dell’antico “fortellitio” (cioè privo di corpo residenziale)  di Kalene, di cui si parla per la prima volta nell’atto di vendita fatto nel 1510 dal duca di Termoli, Andrea di Capua, a Pirro Ametrano, non vi sono più tracce.

Tale fortificazione fu, infatti, dagli stessi Ametrano, agli inizi della seconda metà del Cinquecento, inglobata nelle trasformazioni eseguite sull’area dell’originario impianto difensivo al fine di adeguarlo alle nuove esigenze della feudalità tesa soprattutto a godersi le ricchezze del feudo.

Se si esaminano con attenzione le sovrapposizioni tardo – rinascimentali si nota come la conformazione originaria della struttura sia costituita da un unico corpo formato da una torre a base quadrangolare che si ergeva centralmente rispetto alle fortificazioni urbane.

E’ probabile che l’originaria torre, con base a scarpa, subì delle trasformazioni già in epoca longobarda; non è da escludere infatti l’ipotesi che essa possa addirittura essere molto più antica e risalire al paesaggio preurbano dei secoli VII-IX.

Tra i secoli X e XI con i conti di Loritello il fortilizio cominciò ad assumere un ruolo più importante all’interno del territorio per effetto della nuova politica esercitata dai normanni finalizzata a sottoporre le località periferiche ad un più sicuro controllo da parte del potere centrale.

La torre trasformata in quest’epoca in luogo fortificato fu concessa dai conti di Loritello al suffeudatario Oderisio, così come risulta nel Catalogo dei Baroni dove testualmente si legge: “Oderisius, filius Maner tenet Morronum et Casamtelandam”.

 Il luogo fortificato diede successivamente origine alla graduale esione dell’odierno centro storico (Terravecchia) con case fatte in legno, seguendo l’impianto planimetrico a “spina”, tipico degli insediamenti medioevali. L’impianto urbano del castrum, caratterizzato da un asse centrale con vie più piccole che da questo partono a pettine, tutt’ora visibile, fu organizzato esclusivamente in funzione della difesa.

Alla fine del Quattrocento il perimetro urbano risultava già protetto da una poderosa cinta muraria fatta erigere dal conte Giacomo di Montagano dopo il disastroso terremoto di S. Antonino che nella notte tra il 4 e il 5 dicembre 1456 distrusse gran parte dell’abitato. A questa stessa epoca potrebbe risalire anche la costruzione della quattro torri di cui fa cenno Giuseppe Mancini nella sua Descrizione del Comune di Casacalenda (1858); esse erano ancora esistenti, due dalla parte di ponente e due a settentrione, agli inizi della seconda metà dell’Ottocento nonostante fossero ridotte – così lo stesso Autore – “per uso di abitazioni”.