Nel 1576 mons. Belisario Balduino dichiarò la chiesa di S. Maria Maggiore come “chiesa ricettizia numerata”. Ricettizie erano quelle chiese che, soprattutto nel Regno di Napoli, ospitavano solo i sacerdoti originari del luogo, i quali ricevevano una remunerazione e in cambio si dedicavano all’assistenza dei divini uffici e al bene dei fedeli.

Le chiese ricettizie numerate, come quella di Casacalenda, accoglievano un numero determinato di sacerdoti mentre quelle innumerate ospitavano tutti i sacerdoti di una terra.

Casacalenda originariamente era denominata “Telenda”, e nel ‘500 venne chiamata “Kalene”. Nei secoli furono molti i nomi attribuiti al paese prima di arrivare alla denominazione odierna.

L’antica popolazione di Casacalenda era denominata Sicalenum e, come scrisse lo storico Polibio descrivendo la battaglia di Gerione, era soprannominata Calene.

Il primo signore feudatario di Casacalenda fu Giuliano di Castropignano, al quale seguirono i Caracciolo, i Montagano e altre famiglie, fino ai duchi di Sangro, che furono gli ultimi signori del paese.

Il quadro della Natività che si trova nel presbiterio della chiesa di S. Maria Maggiore fu dipinto quando il pittore Fabrizio Santafede, fuggito da Roma in seguito a problemi con la giustizia, si rifugiò nel palazzo ducale di Casacalenda. Terminato il lavoro, lo donò ai suoi ospiti per ringraziarli dell’accoglienza.