L’anfiteatro di Larino, riportato alla luce durante le numerose campagne di scavo degli ultimi trent’anni, rappresenta il monumento archeologico più significativo ed interessante della città.

L’edificio è a struttura mista, cioè in parte costituito da strutture murarie sopraelevate e in parte scavato nel tufo per una profondità di circa sei metri, ed è classificabile tra gli anfiteatri di media grandezza.

Di forma ellittica, dispone di quattro porte principali, disposte alle estremità dei due assi. Di queste la principale doveva essere quella a nord, la cosiddetta “Porta dei Gladiatori”, attraverso cui passava il corteo prima dei giochi e uscivano i gladiatori vincenti.

La porta a sud era invece quella attraverso cui venivano condotti fuori i corpi dei gladiatori uccisi e le carcasse delle belve utilizzate nei giochi.

Ben conservata è l’arena in cui avvenivano gli spettacoli, che appare lievemente bombata al centro e delimitata da un canale per lo scolo delle acque. Nell’arena si apre una fossa quadrata, anticamente destinata all’alloggiamento di un montacarichi per il sollevamento degli scenari dei giochi e delle gabbie degli animali.

A due metri circa dal piano dell’arena è ben visibile il podio, cioè il settore riservato ai nobili, formato da tre gradini rivestiti di pietra. Nel muro di sostegno del podio esistono due porte, mediante cui si accede a due piccoli locali; con molta probabilità si tratta di spoliaria ,ossia le stanze in cui venivano portati i gladiatori feriti o morti.

Ancora a salire troviamo l’ima cavea, cioè le sei gradinate più basse, destinate ai Cavalieri. Anche questa parte è scavata nel tufo; la restante parte della struttura, sopraelevata, è andata quasi completamente perduta; si conservano solo i ruderi dell’ambulacro e tratti del muro esterno e delle gradinate, unicamente nel lato nord-occidentale.

Da ciò che resta si può innanzitutto dedurre che l’anfiteatro di Larino è a struttura massiccia e non ad arcate, a differenza di altri quali il Colosseo o l’arena di Verona, e per questo aveva forse un effetto meno imponente. 

Si ipotizza che nell’anfiteatro di Larino esistesse un’unica arcata in mattoni, lungo il perimetro esterno, nella parte superiore dell’edificio, di cui restano minime tracce.

La parte meglio conservata è l’ambulacro, ossia il corridoio su cui si aprivano i 12 ingressi minori, attraverso cui la folla accedeva ai settori loro riservati.

I pochi resti delle gradinate superiori dovevano appartenere alla media cavea, mentre nulla si conserva della summa cavea, che con molta probabilità doveva essere costituita da assi di legno.

Nel settore sud-ovest dell’ima cavea è sono state ritrovate tracce di una struttura di epoca certamente posteriore all’anfiteatro, di cui però non si conosce la destinazione.