I dislivelli orografici fanno sì che il castello risulti diviso in quattro piani sul lato sud e in tre sul lato nord-ovest.

L’edificio presenta la forma di esagono irregolare recintato, costruito seguendo l’inclinazione delle rocce di appoggio.

Inizialmente tale recinto ospitava il pozzo cisterna, il magazzino per le provviste, la dimora del Signore e degli armati di presidio. 

Probabilmente il recinto, che doveva fornire lo spazio per assolvere a tutte le funzioni di supporto alla vita del castello, aveva un doppio ingresso: uno a sud-ovest con un ponte levatoio e l’altro a nord-est con accesso pedonale.

L’unico ingresso ancora oggi esistente è costituito dalla guardiola, al di sopra della quale sporge un balcone con cinque pannelli in pietra scolpita, quello centrale con feritoia e quelli laterali con decorazione di gusto rinascimentale.

Percorrendo l’ampio cortile si giunge, attraverso una imponente rampa di riporto posta in corrispondenza del precipizio, al ponte levatoio, direttamente innestato sullo sperone di roccia, che permette l’ingresso al mastio, il quale costituisce uno degli elementi originari della fortezza. L’edificio risale al X secolo e fu costruito per assolvere a funzioni di avvistamento e di difesa passiva.

Con il governo della famiglia Carafa, il mastio perse in parte le sue funzioni di fortificazione e venne trasformato in residenza signorile. La sua base venne ampliata sfruttando la roccia sottostante, dalla quale furono ricavati locali seminterrati adibiti a depositi e cantine, su di essi furono costruiti tre piani abitabili. I primi due piani, con volte a botte e a crociera, furono adibiti a residenza, il piano più alto, con solai in legno, venne destinato alla servitù.

L’accesso dal ponte levatoio conduce in un piccolo patio interno nel quale vi è un pozzo, intorno al quale si sviluppano una serie di stanze probabilmente un tempo adibite a servizi.

Al centro, di fronte al portale di ingresso, si sviluppa una lunga scalinata, che permette di accedere al primo piano dove è possibile visitare la cappella gentilizia. 

La struttura della stessa, così come appare ai nostri giorni, fu voluta intorno al 1628 dal duca Fabio junior. 

Nella cappella, in cui è custodita l’urna di S. Alessandro di Pescolanciano, vi sono due altari in stile barocco napoletano ed un dipinto del XVIII secolo della scuola di Francesco Solimena.

Da tale livello, tramite due scalinate laterali, si accede al secondo piano, tutt’ora di proprietà della famiglia d’Alessandro. Le stanze sono ancora arredate e conservano molti ricordi e testimonianze della storia della famiglia. Su questo piano vi è il caratteristico cammino di ronda-loggiato in pietra, chiuso con finestre ad arco ribassato, ben visibile dall’esterno.

Alle pareti di tale camminamento è possibile ammirare alcune delle famose ceramiche prodotte dal duca Pasquale d’Alessandro alla fine del XVIII secolo.