Il palazzo del barone Carlo Cini si presenta all’esterno come un fortezza; il muro a lieve scarpa e i rinforzi sugli angoli contribuiscono a fargli assumere una figura compatta e massiccia.

Il palazzo è a pianta quadrangolare e si sviluppa su tre piani: il piano terra si sviluppa intorno a un cortile centrale, ed è adibito a magazzino.

Il primo piano, il cosiddetto piano nobile, è diviso in numerose stanze, affrescate e arredate con mobili antichi; il secondo piano è caratterizzato da un loggiato che dal lato orientale sporge sul giardino.

Una volta varcato il portone d’ingresso, uno scalone conduce in un’anticamera, ornata da dipinti otto - novecenteschi.

L’ingresso al palazzo presenta sulle volte degli affreschi, che riproducono quattro divinità italiche con orecchie appuntite, corna e piedi caprini.Il palazzo è ricco di dipinti: in salotto, il pittore Ugo Sforza ha ripreso da Rubens il “Ratto delle Leuccippidi”, in una stanza adibita a studio invece è riprodotto un nudo maschile con un cavallo, forse riconducibile alla “Fedra” dell’Ippolito.

Lo stemma della famiglia Cini campeggia dietro la porta dello studio, all’interno del quale è presenta anche un quadro che ritrae Matteo Tanasso bambino, insieme con Rosa Bucci di Larino, sua madre e moglie di Domenico Tanasso.

I mobili d’epoca del palazzo baronale, così come le sue mura, presentano decorazioni e incisioni, mentre i vetri delle finestre sono colorati. 

All’interno del palazzo è presente anche una cappella dedicata alla Madonna del Rosario di Pompei: la piccola cappella è custodita in una stanza, in un armadio che, una volta chiuso, la nasconde dagli sguardi dei curiosi.

Sulla cornice dell’armadio sono incise due lettere, “D T” che corrispondono alle iniziali di Domenico Tanasso, nonno degli odierni possessori dell’edificio baronale.

Le stanze da letto e gli altri saloni della casa sono ornati da affreschi del settecento e dell’ottocento.