La fortezza di Roccapipirozzi, ha sempre seguito le sorti feudali di Sesto Campano.

Durante la dominazione longobarda e fino al 1077, anno di morte dell’ultimo duca longobardo, Landolfo VI, il feudo appartenne alle contee del ducato di Benevento dopodiché passò sotto il dominio normanno.

Si ritiene che in tale periodo la struttura originaria longobarda non subì grosse trasformazioni.

Non si hanno notizie certe della dominazione normanna e dei successivi feudatari fino agli inizi del 1300, quando la contea fu assegnata a Andrea e Nicola Rampini,

Ai Rampini successe la famiglia della Ratta di origine spagnola, venuta in Molise a seguito della principessa Violante d’Aragona, sposa di Roberto d’Angiò futuro Re nel 1309.

Sotto gli angioini l’edificio si arricchì di alcuni elementi tipici della architettura fortificata, tutt’oggi visibili come l’enorme torre circolare, che sovrasta l’intero complesso architettonico e l’apertura di ingresso, sopraelevato rispetto al piano di ingresso esterno.

La famiglia della Ratta perse il possesso del feudo con l’avvento di Carlo III di Durazzo che, nel 1381, assegnò a Gurello Origlia, suo fedele cavaliere,  diversi feudi tra cui Sesto Campano e Roccapipirozzi.

Nel 1465 Re Ferrante I d’Aragona concesse il feudo a Diomede Carafa, conte di Maddaloni.

Nel 1569 Giambattista Carafa vendette il feudo a Isabella di Lannoy, nata Carafa, moglie del principe di Sulmona e conte di Venafro Filippo Lannoy. A sua volta, il figlio di Isabella, Orazio, nel 1582 vendette il feudo a Filippo Spinola alla cui famiglia  rimase la proprietà sino all’eversione della feudalità.

Il castello perse le sue funzioni di fortezza tipicamente militare e, contrariamente a quanto avvenne a molte altre fortezze molisane, non subì quel processo di trasformazione in dimora signorile. Fu lasciato, invece, in uno stato di abbandono, la qual cosa ha contribuito ad accelerare il suo stato di degrado e decadenza.