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Gli scavi, condotti a partire dagli anni ’30, hanno riportato alla luce buona parte dell’impianto della villa. Più precisamente hanno riportato alla luce quasi tutta la pars rustica e tre ambienti della pars urbana. La pars urbana consisteva nell’insieme degli ambienti riservati al padrone, il quale di solito non li abitava stabilmente, ma piuttosto li sceglieva come luogo di villeggiatura, risiedendo in città, dove aveva i suoi affari. La pars rustica delle ville romane racchiudeva invece sia gli ambienti destinati al vilicus (il fattore che controllava le attività) e agli schiavi, sia quelli attinenti alla produzione. Nella villa di Canneto la pars urbana si trova ad ovest del complesso, affiancata con quelli che dovevano essere i magazzini. Gli unici tre ambienti esplorati sono tutti pavimentati a mosaico, anche se le parti deteriorate mostrano la preesistenza di altre due pavimentazioni certamente più povere, una in cocciopesto e l’altra in mosaico tessellato. Il primo ambiente reca un mosaico pavimentale composto da cerchi e rombi dai lati concavi incorniciato da una greca. Le tessere che lo compongono sono bianche, nere, marroni e verde smeraldo. Il secondo ambiente è pavimentato da un mosaico a file di esagoni e quadrati alternati a file di esagoni regolari, di cui alcuni racchiudono le immagini di uccelli sui rami. L’ultimo
mosaico è situato nell’ambiente più piccolo: presenta al centro
l’immagine di un animale (probabilmente un leone rampante)
incorniciato da pannelli rettangolari, in cui erano inseriti due uccelli
affrontati, e da quattro riquadri d’angolo quadrati, in cui erano
rappresentati motivi floreali stilizzati. Interessante è stata la scoperta di tracce di pavimenti a mosaico anche nei pressi della chiesa e sotto il suo pavimento. Ciò fa giustamente supporre che la pars urbana della villa fosse notevolmente più ampia di quella che a tutt’oggi è stato rinvenuta. La costruzione era sicuramente circondata da portici (di cui si conservano poche tracce), cortili e giardini. La parte rustica, esposta a sud-est, è stata invece esplorata pressoché integralmente e si estende per circa 280 metri quadri. Sono stati rinvenuti i magazzini, il torchio, una vasca per la fermentazione del vino, una fornace e i vari ambienti collegati alla vita dei servi (mulino, forno, ecc.). Interessante è stata anche la scoperta di tracce di un complesso sistema idrico, per l’incanalamento dell’acqua dalle falde della collina di Roccavivara e per lo smaltimento dei rifiuti liquidi (fogne). Tale rete era composta di tubi di terracotta ad incastro. A completamento del sistema vi era una cisterna per il raccoglimento della acque. I magazzini si trovano addossati agli appartamenti signorili, anche se su un diverso piano, per cui gli ambienti non comunicavano. Essi coprono quasi l’intera pars rustica a noi nota: rappresentano una parte importante della villa perché destinati ad accogliere l’intera produzione di olio e di vino. Nei magazzini sono stati trovati circa 22 dolii, incassati nel pavimento mediante uno spesso strato di cocciopesto, disposti su due file contrapposte. I dolii erano enormi recipienti rotondi in terracotta, aperti nella parte superiore e muniti di coperchio, in cui si conservavano olio e vino; ognuno di essi conteneva all’incirca 1000 litri. È stato calcolato che la cella vinaria di Canneto poteva contenere fino a 430 ettolitri. Nella parte più a nord della villa troviamo la stanza del torchio (Torcularium): non è chiaro se in questa stanza venisse prodotto l’olio o il vino, dato che non si conservano tracce del torchio. Al centro della stanza sono invece visibili il canale che circondava il torchio (ara), per la raccolta dei liquidi ottenuti dalla spremitura, e quello rettilineo che conduceva alla vasca (lacus), situata in un luogo più basso. Non conosciamo le dimensioni della stanza che conteneva la vasca, ma si suppone che questo ambiente dovesse essere molto più grande del lacus, perché oltre alla vasca contiene altri dolii, aggiunti forse in un periodo di incremento della produzione. Per quanto riguarda i dolii, il ritrovamento di una fornace nella villa di Canneto fa supporre la produzione interna di questi contenitori tanto necessari. Ciò sarebbe confermato anche dalla documentata presenza a Canneto della famiglia dei Florii, produttori di ceramiche. La fornace della villa è di tipo verticale, costituita di frammenti di tegole e cocci ben assestati, completamente esterna al terreno. La fornace poteva essere utilizzata anche per la preparazione di altri manufatti in ceramica, destinati alla vendita, in modo da compensare le spese sostenute dal proprietari per mantenere i servi specializzati addetti alla produzione della ceramica. Sono stati rinvenuti anche parte di una mola per la macina del grano, in pietra lavica, e un forno di cui sono visibili il piano di cottura e alcuni elementi di sostegno per la copertura. Indagini effettuate nello spazio a sud-est della parte rustica hanno permesso l’individuazione di altre strutture, probabilmente fondazioni di edifici demoliti durante il periodo monastico. Di questi ambienti non è possibile definire le dimensioni né la destinazione. Presumibilmente parti di essi sono stati riutilizzati nella costruzione della chiesa. |
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