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Sepino apparteneva alla grande tribù dei Sanniti Pentri, cioè al gruppo dei Sanniti che abitavano le montagne dell'Appennino, dai limiti del Lazio meridionale fino
all'Irpinia.
La maggior parte dei Pentri viveva nelle zone più aperte dell'Appennino, cioè nell'Irpinia e nella valle tra Boiano e Sepino. Sepino era dunque un centro piuttosto importante nel Sannio, e sorgeva su una montagna, detta oggi Terravecchia di Sepino. Per il sito di Terravecchia non si può parlare di una vera e propria città, termine che forse nemmeno esisteva nel vocabolario sannitico: gli abitati erano infatti poco più che semplici agglomerati di capanne. Sepino era un centro importante, ma comunque di dimensioni molto limitate. Con la conquista romana i Sanniti cominciarono a spostare a valle i loro centri, per due motivi principali: innanzitutto perché i Romani li forzavano in questa direzione, dato che i siti d'altura erano spesso inespugnabili, ma anche perché dopo la conquista romana era diventato molto meno pericoloso risiedere in luoghi di passaggio, o comunque accessibili.
Sepino venne spostata a valle, nella zona oggi detta Altilia di Sepino, e questa ricostruzione portò alla città un certo benessere economico, che invece venne a mancare totalmente agli insediamenti d'altura. Dopo la fine delle guerre puniche Sepino divenne Municipio e visse un periodo di relativa floridezza. Questa non divenne mai vera ricchezza sia a causa dell'ubicazione del sito, in una regione povera di risorse minerarie rispetto ad altre come l'Etruria, sia perché le guerre sannitiche avevano imposto ai Romani di non abbassare mai la guardia contro questa popolazione così ribelle, fino a cercare di distruggere l'identità sannita non permettendo alle città del Sannio di svilupparsi. Sepino continuò ad esistere fino al III-IV secolo d.C., quando una serie di eventi naturali, oltre ai danni enormi causati dalla disgregazione dell'impero romano, costrinsero la popolazione a tornare a insediarsi nell'antico sito di Terravecchia. |
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