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La chiesa rappresenta un ottimo esempio di stile barocco con influssi roccocò. La facciata esprime l’avvicendarsi di diversi stili, espressioni dei diversi interventi. Lo stile classico trova espressione nei due fusti di colonne, che affiancano il portale di ingresso. A rappresentare il periodo romanico sono i due ingressi originari, oggi murati, ma ben visibili nella loro differente ampiezza e altezza nell’insieme della facciata. L’elemento che testimonia, infine, la ristrutturazione avvenuta alla metà del XVIII secolo è il portale principale, sormontato da un arco contenente all’interno lo stemma della confraternita “Ave Gratia Plena”. |
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Una delle bellezze della chiesa dell’Annunziata, che la rende riconoscibile tra i tetti della cittadina, è la cupola settecentesca. Alla base del tamburo della cupola vi sono otto finestroni, dai quali filtra la luce che permette di creare all’interno un effetto scenico molto suggestivo. L'imponente torre campanaria, che risale sicuramente alla seconda metà del ‘700, è costituita da gradoni decrescenti verso l’alto e termina “a cipollino”, motivo curvilineo molto frequente nel XVIII sec.. |
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L’interno dell’edificio, a navata unica, colpisce per la sua grandiosità e la ricchezza degli stucchi, delle articolazioni architettoniche e la vivacità pittorica. Una gradinata che conduce al presbiterio segna una netta divisione tra la zona riservata al popolo e quella riservata al clero, che viene marcata ancor più dal contrasto di luce, che si crea tra tale zona, resa luminosa dai finestroni della cupola, ed il resto della chiesa che resta in penombra. Sull’altare maggiore è custodita una pala di scuola fiamminga, raffigurante l’Annunciazione, attribuita a Girolamo Imparato, artista della fine del 1500. Non si può fare a meno di notare i giochi di luce che illuminano il volto della Vergine Maria e che rendono molto suggestiva l’intera rappresentazione. |
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Sulle pareti laterali della navata sono collocati otto altari, tutti impreziositi con marmi ad intarsio, ed arricchiti da pregevoli tele, alcune delle quali di scuola napoletana del settecento. Tra gli altari spicca quello del Crocifisso collocato sul lato destro della chiesa, interessante per le 7 formelle in alabastro raffiguranti la Passione di Cristo inserite intorno al Cristo crocifisso. Le formelle, di indubbio valore scultoreo, sono interessanti anche per la loro provenienza: si tratterebbe infatti di opere di fattura inglese databili intorno alla fine del XV secolo, rara testimonianza di simili importazioni nel meridione. La chiesa accoglie, infine interessanti affreschi attribuiti a Paolo Sperduti (1758) artista laziale e a Giacinto Diano pittore napoletano (1771). |
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